The End of the World

By Katherine Reaume (Istituto Lorenzo de’ Medici)

The Centro Pecci museum in Prato, recently reopened in October,  is holding its first exhibition The End of the World, curated by the director Fabio Cavallucci, which brings together a collection of over 50 international artists to make connections between multiple disciplines, including art, including music, theatre, cinema, architecture, and dance.  In conjunction with this exhibit, a series of conferences, debates, and performances are taking place to expand on the various themes held within the exhibition.

The exhibition, held solely on the top floor, begins with instant immersion into modern art with what looks like the ceiling was split open and is spewing packaging supplies. Combined with large maps, photographs of water, and other instillation works, within the first few steps into the gallery space multiple forms of art are bought together.

Continuing through the gallery visitors have the ability to enter and walk through the instillation Transcorredor by artist Henrique Oliveira. This unique experience starts out with a warning that there are some low ceilings ahead. Walking through the change of materials used is subtle, and the path winds back and forth, trying to make the visitor forget that they are in a gallery. Upon seeing the light at the end of the tunnel, coming to the realization that you walked through a work of art, you are left without a clear notion of who created this work. A basic white label is located on the corresponding wall close to the beginning of the instillation when viewed from the outside.

Walking through the rest of the exhibition, the labels corresponding to the works displayed vary, some have little to no information like the Transcorredor, while others offer some insight into the piece displayed. Though not all of the labels offer the same information, they are all written in both Italian and English and are clearly readable. The signs and labels written also provide valuable information to those who wish to avoid some of the more graphic works housed within the space.

The combination of multiple art forms throughout the different gallery spaces helps to explore scientific, philosophical, and literary aspects, things that the exhibition aimed to bring together. The gallery space being in the round contributes to this connection even when some of the different spaces abruptly change from one subject to another. Shifting not only subject matter but also between well-known Modern artists to Contemporary artists, this exhibition challenges the visitor to find an overall link between the works, which may only exist in its disorientation of them.

 

La Fine del Mondo

Traduzione di Tania Mio Bertolo (Università degli Studi di Firenze)

Il Centro Pecci di Prato ospita in questi giorni la mostra “La fine del mondo”, la prima allestita a seguito della recente riapertura del museo. Curata dal direttore Fabio Cavallucci, l’esposizione riunisce opere di oltre 50 artisti internazionali creando così connessioni tra diverse discipline quali l’arte, la musica, il teatro, il cinema, l’architettura e la danza. Inoltre una serie di conferenze, dibattiti e spettacoli è stata organizzata per ampliare ed approfondire i temi trattati dalla mostra stessa.

Ospitato nell’ultimo piano dell’edificio, il percorso espositivo ha inizio con un’immersione immediata nel mondo dell’arte contemporanea: una sorta di soffitto squarciato dal quale fuoriescono viveri imballati. Sin dal primo ingresso nello spazio della galleria le molteplici forme dell’arte si fondono l’una nell’altra attraverso la combinazione di grandi mappe, fotografie di acqua ed opere di installazione.

Proseguendo lungo la mostra il visitatore ha la possibilità di entrare fisicamente e camminare all’interno dell’installazione Transcorredor realizzata dall’artista Henrique Oliveira. Prima di avventurarsi in questa esperienza unica, il visitatore viene informato della presenza di soffitti bassi. Avanzare attraverso i diversi materiali usati è indefinibile, e l’andamento serpentino del percorso concorre a far dimenticare al visitatore di trovarsi all’interno di uno spazio museale. Solo intravedendo la luce alla fine del tunnel il visitatore può realizzare di aver camminato in un’opera d’arte, dalla quale però esce senza una chiara comprensione di chi ne sia l’autore. Solo una scarna bianca targhetta didascalica è collocata in una parete in prossimità della parte iniziale esterna dell’installazione.

Seguitando nel percorso espositivo si nota che le targhette didascaliche relative alle opere appaiono diversificate: alcune sono quasi senza informazioni come quella di Transcorredor, altre invece offrono spiegazioni inerenti le opere. Benchè non forniscano gli stessi dati, tutte le didascalie sono compilate sia in italiano che in inglese e sono facilmente leggibili. Cartelli e pannelli scritti inoltre danno utili informazioni a coloro che vogliano evitare altre opere grafiche ospitate all’interno dello spazio.

La fusione di molteplici forme artistiche nei differenti spazi del percorso espositivo favorisce l’indagine degli aspetti scientifici, filosofici e letterari che la mostra si propone di riunire. Lo spazio circolare della galleria contribuisce a questa commistione, anche quando in alcuni di questi spazi si passi brutalmente da un soggetto all’altro. Unendo trasversalmente non soltanto argomenti diversi tra loro, ma artisti noti con altri emergenti, la mostra invita il visitatore a cercare un filo conduttore tra le varie opere, le quali possono esistere solo in questo disorientamento di loro stesse.

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